Renzi, ossia l’arte di scalare l’Everest con le infradito

Da / mercoledì, 26 marzo 2014 / Pubblicato in notizie
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Ho già avuto modo nei post precedenti (Mi dispiace ma io non ci sto e Après lui le déluge) di criticare severamente Renzi per le modalità con cui ha conquistato il potere e per il palese tradimento dei principi che lui stesso aveva messo a fondamento della sua ascesa politica.

Oggi voglio occuparmi dell’altra faccia della medaglia, ossia del merito.

A futura memoria.

Renzi sta rivelando sempre più le profonde contraddizioni che caratterizzano la sua figura ed il suo movimento.

Parto da un’affermazione difficilmente confutabile: chi vuole raggiungere obiettivi molto alti, innovativi, difficili ed ambizioni deve dotarsi di mezzi straordinariamente potenti ed efficienti, pena il sicuro fallimento dell’iniziativa.

Gli obiettivi esposti da Renzi in campagna elettorale nei famosi dieci punti erano estremamente innovativi ed ambiziosi.

Ragionevolezza avrebbe voluto che per cambiare davvero il Paese si sarebbe dovuto avere la forza e la legittimazione passando attraverso libere elezioni dalle quali ritrarre la maggioranza politica per porre in essere i provvedimenti necessari.

Intendiamoci, neanche questo avrebbe garantito il successo perché sappiamo quanto sia difficile lottare contro l’inerzia delle istituzioni, contro gli interessi precostituiti, contro i c.d. poteri forti, contro la burocrazia, la corruzione e la malavita organizzata che di tutto questo si alimenta.

Diciamo quindi che sarebbe stata una condizione necessaria ma non sufficiente.

E invece il buon Matteo cosa fa? Tira dritto e va al potere.

Senza il nostro voto sicuramente. Ma, cosa più interessante, grazie a chi?

Evidentemente grazie all’asse Napolitano, Berlusconi, Alfano, Poteri Forti (capitanati da De Benedetti), con patti segreti di cui però, man mano, apparirà sempre più chiaro il contenuto ed i prezzi da pagare.

Ora, perché un essere umano dotato di normale ragionevolezza dovrebbe pensare che da questi presupposti dovrebbero discendere effettivi progressi  e buone riforme per il nostro Paese?

Questo non è il nuovo che avanza, ma il vecchio che si ripropone e si rigenera sotto mentite spoglie.

La debolezza, il ricatto e la ricattabilità del meccanismo sottostante all’(ir)resistibile ascesa di Renzi, lo porta a promettere cose che non potrà mantenere ed ad alzare ogni giorno la posta, ossessionato com’è dalla scadenza elettorale delle europee di maggio. Non a caso si è affrettato a promettere i soldi in busta paga per il 27 maggio.

L’autonomia intellettuale e la lucidità critica che vive in ognuno di noi dovrebbe portarci a smascherare questa enorme bufala prima che sia troppo tardi.

E’ esattamente il contrario di quello che ci fanno credere: non è vero che se fallisce “Lui” allora siamo perduti, ma se non ci accorgiamo dell’inganno in tempo saremo rovinati.

Qui, purtroppo, non siamo di fronte ad un nuovo Kennedy, né ad un novello Blair, ma ad un pifferaio magico, ad un Berlusconino che incanta le masse, senza perseguire il loro interesse, che ha usato il PD come nastro trasportatore verso i potere, che cambia faccia e versione in ragione dell’interlocutore che gli sta davanti.

Insomma è come scalare l’Everest con le infradito.

E allora, buona strada mio caro boy scout.

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